valutazione della capacità genitoriale

Valutazione della capacità genitoriale

coppia-genitorialità-sostegno-terapia

Valutazione della capacità genitoriale

è una complessa attività di diagnosi, che deve tener conto di diversi parametri, maturata in un’area di ricerca multidisciplinare che valorizza i contributi della psicologia clinica e dello sviluppo, della neuropsichiatria infantile, della psicologia della famiglia, della psicologia sociale e giuridica e della psichiatria forense. Intesa in senso ampio riguarda due versanti, genitori e bambino, ed ovviamente la loro relazione.

Il significato del termine genitorialità è, in questi ultimi anni, continuamente in evoluzione. Sempre maggiore diventa la sua complessità e sempre più ramificato il suo intrecciarsi con altri aspetti della ricerca clinica e psicologica. Genitorialità è il processo dinamico attraverso il quale si impara a diventare genitori capaci di prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli, bisogni che sono estremamente diversi a seconda della fase evolutiva (Visentini, 2004-2005).

Possiamo azzardare a dirci che non si valutano i genitori nel loro “essere ” quanto nelle loro competenze. La valutazione della capacità genitoriale non serve a stabilire se si è dei bravi o cattivi genitori, solo a verificare se si è o meno in possesso di alcune abitlità da cui dipende un altro essere umano totalmente dipendente. Quindi è assolutamente fondamentale valutare l’esistenza e la consistenza di tali capacità.

In una prospettiva peritale è buona prassi tenere a mente quanto di seguito per la valutazione della capacità genitoriale

M.H. Bornstein sostiene che l’idoneità genitoriale viene definita dai bisogni stessi e dalle necessità dei figli in base ai quali il genitore attiverà le proprie qualità personali, tali da garantirne lo sviluppo psichico, affettivo, sociale e fisico.
Il parenting si propone come una competenza articolata su quattro livelli:
a) nurturant caregiving, che comprende l’accoglimento e la comprensione delle esigenze primarie (fisiche e alimentari);
b) il material caregiving, che invece riguarda le modalità con cui i
genitori preparano, organizzano e strutturano il mondo fisico del bambino;
c) il social caregiving, che include tutti i comportamenti che i genitori attuano per coinvolgere emotivamente i bambini in scambi interpersonali;
d) il didactic caregiving, riferito alle strategie che i genitori utilizzano per stimolare il figlio a comprendere il proprio ambiente.

Guttentag et al. considerano quattro componenti correlate ad uno stile parentale comprensivo e “responsivo” quali:
a) la capacità di rispondere alle richieste,
b) la capacità di mantenere un’attenzione focalizzata,
c) la ricchezza del linguaggio,
d) il calore affettivo,
e osservano che questi criteri sono correlati a specifici pattern di abilità parentale.

A sua volta Vicentini

a) la funzione protettiva;
b) la funzione affettiva;
c) la funzione regolativa genitoriale;
d) la funzione normativa;
e) la funzione predittiva;
f) la funzione significante;
g) la funzione rappresentativa e comunicativa;
h) la funzione triadica.

I criteri per la valutazione della capacità genitoriale riguardano, dunque, parametri individuali e relazionali relativi ai concetti di parenting e di funzione genitoriale, trattati ampiamente nella letteratura italiana e internazionale, che comprendono lo studio delle abilità cognitive, emotive e relazionali del ruolo e delle funzioni genitoriali.

La valutazione della capacità genitoriale si specifica poi in relazione ad alcune prospettive più particolari: la condizione di pregiudizio in cui può venirsi a trovare un minore; il suo stato di benessere o disagio, fino all’abbandono; la maggiore idoneità dell’uno o dell’altro genitore separati a prendere con sé stabilmente il figlio.