valutazione della capacità decisionale

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La valutazione della capacità decisionale

è un concetto complesso e cercheremo insieme di capire meglio cosa esattamente s’intende. Siamo in un ambito in cui morale, legge, etica, psicologia s’intrecciano nell’intento di dipanare la matassa, nel profondo rispetto della libertà individuale e nella possibilità dell’autodeterminazione.

Mental Capacity Act 2005 – Principi

Una persona deve essere considerata capace fino a quando non sia stabilito il contrario.
Una persona non deve essere trattata come incapace di prendere una decisione fino a che tutti i tentativi posti in essere per aiutarla a decidere non siano falliti.
Una persona non deve essere considerata incapace di prendere una decisione solo perché prende una decisione non saggia.
Un provvedimento o decisione presi per conto di una persona incapace devono essere fatti perseguendo il suo miglior interesse.
Prima che il provvedimento o la decisione siano presi, attenzione deve essere posta a che essi siano ottenuti attraverso la maniera meno restrittiva dei diritti e della libertà della persona.

Il Mental Capacity Act accorda il diritto di autodeterminazione (autonomia) agli adulti con ridotta capacità decisionale. Introduce il principio che coloro che stanno perdendo la capacità dovrebbero essere supportati e resi abili di esercitare la loro residua capacità decisionale.

Con l’evolversi della conoscenza si evolvono anche i concetti, si prende ora in considerazione “La Capacità di…”, non tanto come un unico monolitico concetto, quanto magari come un insieme “di Capacità di…” con la possibilità di distinguere differenti sottotipi.

Vediamo di indicare alcuni elementi costitutivi della “Capacità di…”

  • focalizzare il problema;
  • considerare le opzioni;
  • immaginare le conseguenze;
  • stimare la probabilità che le conseguenze si verifichino;
  • valutare la desiderabilità delle conseguenze sulla base della propria scala di valori;
  • decidere.

A livello neuro-psicologico cosa guardiamo? Vediamo:

  • Funzioni esecutive, ossia un insieme di abilità cognitive coinvolte nella realizzazione di un comportamento adattativo finalizzato al raggiungimento di un obbiettivo, in risposta a situazioni ambientali nuove che mettono alla prova;
  • astrazione;
  • soluzione di problemi;
  • pianificazione;
  • scelta di strategie;
  • ordinamento temporale;
  • monitoraggio e stima abilità cognitive;
  • capacità di prendere decisioni.

Un ruolo centrale appartiene al funzionamento emotivo-affettivo:

  • Ruolo cruciale delle emozioni nel processo decisionale, come suggerito da evidenze neurobiologiche;
  • Interazione fra capacità cognitive ed emozioni: ruolo della corteccia prefrontale – laterale (working memory, funzioni esecutive)– mediale (emozioni).

La valutazione delle capacità:

  • E’ una valutazione clinica;
  • Compito delicato e di grande responsabilità, che deve considerare il difficile bilancio tra il principio di rispettare l’individuale libertà di scelta ed auto-determinazione (autonomia) e la necessità di proteggere il paziente (protezione);
  • Richiede garanzia della massima competenza professionale e prevede selezione, uso e corretta interpretazione dei metodi di valutazione;
  • Deve rilevare non solo i punti deboli, ma anche i punti di forza;
  • Richiede un approccio multidimensionale.

Quindi ci stiamo dicendo:

  • La valutazione della capacità di autodeterminazione è un compito clinico delicato e di grande responsabilità, che mette in campo aspetti di natura medico-scientifica, etica, giuridica e deontologica;
  • E’ un difficile bilancio tra il principio di auto-determinazione e di protezione;
  • Il dubbio di una ridotta capacità di agire richiede una valutazione esaustiva, caratterizzata da un approccio multidimensionale, che includa sempre una parte clinica ed una parte neuropsicologica;
  • il clinico chiamato a valutare la capacità di agire deve essere competente e professionale, nonché fare riferimento ai principi dell’etica biomedica.

Al centro di ogni decisione mettere il bene della persona