stimolazione-neurocognitiva

La stimolazione neurocognitiva

è un tipico trattamento non farmacologico, riconosciuto soprattutto per le demenze, ma vi sono numerosi riscontri della sua efficacia nel prevenire il deterioramento cognitivo in individui sani. La stimolazione neurocognitiva infatti si configura come un intervento strategicamente orientato all’allenamento delle capacitàcognitive in compiti quotidiani, alla riattivazione di competenze residue ed al rallentamento della perdita funzionale in caso di patologia degenerativa (es. demenza). E’ uno strumento neuropsicologico altamente strutturato, da non confondere con ordinarie proposte ludico-ricreative. I training tipici della stimolazione cognitiva si basano sulla conoscenza del livello di funzionamento complessivo dell’individuo

  • per l’adulto/anziano sano, l’obiettivo è quello di potenziare globalmente le abilità cognitive, sia fornendo utili strategie spendibili nella vita quotidiana, sia migliorando la sua metacognizione: la consapevolezza delle reali capacità e dei propri limiti permette all’individuo di “mettersi in gioco”, riducendo così il timore di fallimento. 
  • per l’anziano con un lieve deterioramento cognitivo (dovuto, ad esempio, all’insorgenza di demenza), l’obiettivo preminente è riattivare le funzioni (es. memoria, orientamento, linguaggio…) che hanno subito un decadimento. 

La stimolazione neurocognitiva ha mostrato benefici. Ciò ha comportato programmi di formazione computerizzati o una formazione cognitiva intensiva per la memoria, il ragionamento o la velocità di elaborazione.

Partecipare a gruppi di stimolazione neurocognitiva migliora le funzioni mentali e riduce il rischio di demenza?
Viene quindi naturale porsi la domanda se un “allenamento” delle funzioni cognitive come la memoria, l’orientamento spazio temporale o le funzioni esecutive sia in grado di dare un miglioramento delle prestazioni e di ridurre il rischio di demenza. A questa domanda può rispondere una meta-analisi (Tardiff & Simard, 2011 ) e schematicamente i risultati dicono:
• Memoria (organizzazione semantico categoriale, mental imaginery, metodo dei loci, spaced retrivial, paired association , story making) : miglioramento per tutti gli studi ma non su tutti i test di memoria, in alcuni studi i controlli attivi migliorano anch’essi.
• Attenzione (attenzione divisa, rilevamento visivo, prioritization (gerarchia di compiti: parlare camminare), aritmetica, velocità di rilevamento): miglioramenti abbastanza significativi ma solo laddove l’intervento prevedeva lo specifico obiettivo, non negli altri.
• Funzini Esecutive (tasks of monitoring, reasoning about everyday problems, problem solving, abstract reasoning, and splitting tasks in subtasks), solo 3 studi: risultati simili a quelli dell’attenzione

In sostanza vi è un significativo miglioramento che è anche tendenzialmente specifico, interessa cioè l’area esercitata e vi sono pochi effetti generali. Tali effetti paiono anche perdurare nel tempo. Molto illustrativo di questi due punti ( specificità e durata) è lo studio “ACTIVE” che ha dimostrato come i risultati positivi specifici sulle funzioni esercitate si mantengano a 5 anni ( Willis et al, 2006). Ma vi sono anche evidenze che l’esercizio cognitivo riduce l’incidenza della demenza. Autori australiani nel 2009 hanno raccolto 7 studi di buona qualità, che coinvolgevano l’osservazione di 3.194 soggetti: l’effetto protettivo dell’esercizio cognitivo era “forte ed evidente”. Inoltre gli effetti sembravano mantenersi sia per i trial più brevi che per quelli oltre l’anno o anche i due anni di osservazione (Valenzuela & Sachdev, 2009 ).

Dove trovo corsi di Stimolazione Neurocognitiva?

Omnia Impresa Sociale

psicologo verona Fitness della mente

Bibliografia

Tardif S, Simard M.(2011)  Cognitive stimulation programs in healthy elderly: a review. Int J Alzheimers Dis. 2011;2011:378934.

Willis SL, Tennstedt SL, Marsiske M, Ball K, Elias J, Koepke KM, Morris JN, Rebok GW, Unverzagt FW, Stoddard AM, Wright E; ACTIVE Study Group.( 2006)  Long-term  effects of cognitive training on everyday functional outcomes in older adults. JAMA;296:2805-14.

Valenzuela M, Sachdev P (2009) Can cognitive exercise prevent the onset of dementia? Systematic review of randomized clinical trials with longitudinal follow-up. Am J Geriatr Psychiatry; 17:179-87.

Naqvi, R., Liberman, D., Rosenberg, J., Alston, J., & Straus, S. (2013). Preventing cognitive decline in healthy older adults. CMAJ, April 15. DOI: 10.1503/cmaj.121448