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Stress

di sicuro è un termine molto attuale al quale il senso comune ha attribuito un significato essenzialmente negativo. Ok vediamo se è proprio cosi.

Vediamo prima di tutto come viene definito lo Stress dagli esperti.

“Seyle parla di SGA ovvero Sindrome Generale di Adattamento o stress. Insieme delle reazioni aspecifiche provocate nell’organismo dall’azione di diversi fattori detti stressor che possono essere interni od esterni. Tali reazioni hanno la funzione di permettere all’organismo di adattarsi alla nuova condizione e di superarla.

“Cannon si rifà al concetto di omeostasi, sostiene che la reazione dell’organismo a fattori (stressor) endogeni o esogeni sia necessarie a mobilitare tutta una serie di risorse da mettere a disposizione della persona al fine di aiutarla a ritrovare l’equilibrio (omeostasi) che gli stressor hanno modificato”.

Ogni evento/stimolo è considerato un potenziale stressor. Prendiamo un esempio semplice: l’esposizione ad un caldo estremo o l’essere chiusi in una cella frigorifera, sia il calore che il freddo sono agenti stressogeni che esercitano sul nostro organismo un’azione. Come ben tutti noi sappiamo il nostro corpo reagisce a quelle situazioni, sudando per dissipare calore o viceversa contraendo i muscoli per produrre il calore. Stiamo vedendo come fisiologicamente ci siano un’attivazione (stress) al fine di aiutarci a superare l’evento “dannoso”.

Ciò che in realtà sembra essere dannoso è il fattore tempo, ossia il periodo di tempo in cui la persona è sottoposta al fattore stressante e quindi all’attivazione dell’organismo. Maggior sarà il tempo in cui si subisce lo stressor senza riuscire a ripristinare una situazione di equilibrio, più severe saranno le conseguenze psico-fisiche per l’individuo.

Sempre secondo Selye l’unica condizione priva di stress è la morte. Ritiene opportuno differenziare lo stress in due concetti:

Distress: Quando la persona percepisce le proprie risorse come non sufficienti o adeguate rispetto alle richieste esterne ed interne. Si crea uno stato di squilibrio che genera sintomatologia negativa sia a livello fisico che psico-emotivo.
Eustress: Quando la persona percepisce le proprie risorse come efficaci ed adeguate rispetto alle richieste esterne ed interne. Si crea una attivazione proficua che porta a sensazioni di autoefficacia, di competizione e motivazione a…
Quello che emerge fino ad ora evidenza come lo Stress di per se non sia una condizione negativa, bensì evolutivamente adattiva e positiva. Quindi da cosa dipende il fatto che diventi una condizione che può causare gravi conseguenze sia a livello fisico che psico-emotivo? Se ci basiamo sui concetti esposti sembra che lo stress non sia una causa, sembra essere più una conseguenza del nostro modo di relazionarci con l’ambiente. Di fatto siamo noi stessi il filtro che s’interpone tra gli stressors e le conseguenze, quindi se seguiamo il pensiero di Seyle possiamo ragionevolmente affermare che dipende da come noi percepiamo e consideriamo noi stessi in rapporto agli eventi. L’autore non intende svalutare la portata e l’entità di certi accadimenti, sostiene semplicemente che a stessi stressors le persone rispondono più o meno immediatamente con modalità diverse ottenendo risultati differenti.

Ok vediamo cosa si intende per modalità. In linguaggio tecnico si chiamano strategie di coping:

problem-focused: per esempio l’usare le proprie risorse per poter modificare la fonte dello stress.
emotion-focused: ridurre l’impatto affettivo e psicologico dell’evento come prendere distanza dalla situazione e ricercare sostegno sociale.
proattivo: strategie attuate prima del verificarsi del presunto evento. Prevenzione. Valutare possibili problemi ricercare preventivamente le soluzioni. Vero che potrebbero non verificarsi mai le presunzioni, vero che la loro risoluzione nell’eventualità sarebbe molto più agevole. In una condizione di benessere il dispendio di risorse impiegate nel prevedere possibili problematiche e la loro eventuale soluzione è di fatto molto inferiore, che il pensare alle opportunita per venire a capo di una questione nel momento in cui ci sentiamo sotto pressione. Quindi il bilancio è comunque favorevole.
Problem solving, organizzazione del tempo e delle priorità, pensiero positivo (si fa la stessa fatica cognitiva a pensare a non essere capaci o non essere in grado che pensare di avere le risorse e le possibilità per stare bene e di prendere in modo differente la situazione è una questione di abitudine), equità cioè l’essere disposto a concedre a se stesso quello che concedi agli altri e viceversà, l’assettività ossia il permetterti di esprimere ciò che credi, ciò che senti, ciò che ritieni per te buono o dannoso.

Queste sono una serie di modalità molto concrete per evitare di farci lo sgambetto da soli, già di difficoltà se ne incontrano tante, evitare di essere noi stessi un nostro blocco è un ottimo primo passo.

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