Psicologo Verona Giorgio Dal Maso

Questi pensieri che scrivo sono e voglio essere solo pensieri scevri da giudizio o possibile polemiche. Pensieri che non danno risposte e nemmeno soluzioni. Sono e restano delle riflessioni che ne porteranno altre. Fatti per il gusto di interrogarsi. Poi ognuno avrà le proprie risposte. Lo posto per condivisione non per aprire discussioni.

In questi giorni cosi diversi da come siamo abituati, leggendo e ascoltando i vari telegiornali, mi sono posto la questione di come mai di fronte ad un pericolo reale per la propria vita sia così difficile,per molti, proteggersi restando in casa.
In realtà è una spinta psicologica abbastanza normale sentire impellente il bisogno  di fare delle cose  proprio quando vengono impedite e considero degno di una riflessione lo stesso atteggiamento quando ci può essere di mezzo il pericolo reale per la vita.

La rabbia e la frustrazione che sentiamo ci sta, soprattutto se mi sento impotente nel far qualcosa per cambiare la situazione.

In realtá mi sembra proprio che stare a casa sia fare qualcosa! Lo stare a casa mi vien da pensare sia il mio potere per cambiare qualcosa,  contrastare il pericolo ed essere protettivo. È un comportamento attivo.

Stavo immaginando (per assurdo) se dicessero: “in ogni via di ogni citta italiana ci sono 5 tigri che sono un pericolo reale per la nostra vita e non si possono uccidere. l’unico modo che abbiamo per non farci male é quello di restare a casa quindi vi consigliamo di farlo. Nel frattempo abbiamo predisposto delle vie sicure per permettervi di acquistare i beni di prima necessita e stiamo facendo di tutto per catturarle e ripristinare la possibilità di uscire”.
Nella mia testa se sentissi una cosa del genere penserei: “mi consigliate?!?! Certo che sto a casa anzi… ! e se avessi la possibilità la spesa me la farei portare a casa e al lavoro ci vado in macchina. Quindi esco di casa salgo e scendo dalla macchina e entro in studio oppure se potessi lo farei da casa.”

Pensando mi rendo conto che forse manca una percezione del pericolo reale per se stessi e  per gli altri. Forse perché molti non ne sono toccati direttamente, o perché non si sa  bene cosa sia un virus e come funziona. Forse quello che ci è stato detto non ci ha aiutato a farci un’idea chiara. Forse il  come son state poste le regole, un po “a rate”, senza una presa di posizione non ci ha aiutato a comprendere il pericolo reale.

Un’altra questione, pensandoci, può essere forse legata alla scelta: mi sento in modo estremamente differente se sono io a SCEGLIERE di adottare un certo comportamento rispetto a quando leggo il tutto come un’imposizione. Nel primo caso magari provo un po di rabbia perché non posso trovarmi con gli amici e fare una passeggiata. Resta il fatto che mi sento meglio a stare a casa e essere coerente con la mia scelta. Dall’altro sono cosi arrabbiato che cercherei una soluzione che mi faccia ottenere ciò che voglio e svicolo quindi a ciò che vivo come imposto.

Mi sembra che mettendo insieme questi due aspetti (la percezione del pericolo e responsabilitá di scegliere) si possa notare una cosa interessante. Caliamoci nella situazione e sentiamo come le sensazioni cambino se siamo attivi o se siamo passivi, se scegliamo o se subiamo la scelta.  Ora vediamo come ci comporteremo per rendere la scelta coerente con la nostra sensazione e il nostro pensiero. Probabilmente noteremo come il nostro comportamento potrebbe modificarsi cercando di essere coerente con ciò che sentiamo. Credo sia un bisogno e un’attitudine dell’essere umano.

Mi sembra che la percezione del pericolo e il porsi come attori senzienti e attivi, quindi responsabili, piuttosto che come ricevitori passivi siano due aspetti importanti che portano con loro emozioni differenti e di conseguenza differenti comportamenti.

Non ho toccato volontariamente l’aspetto lavorativo perché merita altrettanta attenzione e comprensione.