Psicologo Verona Giorgio Dal Maso Psicologia on line

Questo periodo sta mettendo a dura prova tutti noi. Chi più chi meno sta risentendo sia da un punto di vista psicologico che fisico di questa situazione. E di che situazione stiamo parlando? Della privazione di uscire, della privazione di rapporti sociali “dal vivo”, della privazione, per molti, di lavorare, della privazione di svolgere, pienamente e secondo le nostre abitudini, diverse attività della nostra quotidianità, della privazione, per molti magari, di avere dei propri spazi da soli e anche, purtroppo la privazione di stare a fianco e salutare chi ci sta lasciando…

Caspita quante privazioni, quanta fatica e immagino che sia proprio normale potersi sentire in colpa, tristi, in ansia e anche arrabbiati. Sono reazioni ed emozioni umane, ci stanno e siamo tutti sulla stessa barca, che per molti di noi non è uno yacht. 🙂

Poi c’è altro da aggiungere che ci “aiuta” a non sentirci bene? Eh beh certo, non ci facciamo mancare nulla…(mi permetto un po’ di ironia, concedetemela). Probabilmente molti di noi sono preoccupati, molto preoccupati per la loro salute, per la salute dei loro cari, per la situazione economica e lavorativa… quindi si ci sono anche le possibili conseguenze di questa situazione che pesano. Mi sembrano preoccupazioni più che legittime. Siamo tutti sulla stessa barca, che per molti di noi non è uno yacht. 🙂

A proposito di barca, la nostra sembra imbarchi acqua in questo momento e siam distanti dalla riva e quindi cosa possiamo fare? E chi non sa nuotare dovrà necessariamente affogare? Se la barca dovesse andare a picco vorrebbe necessariamente dire che anche noi la seguiremo?

Bhe… che possiamo fare qualcosa mi sembra abbastanza ragionevole, il che cosa lo possiamo pensare e forse non necessariamente dovremmo morire annegati.

E mettiamo che non siamo soli, questo è un problema in più o una risorsa?

Allora abbiamo la barca che sta imbarcando acqua, cosa facciamo, continuiamo a guardare e pensare che sta imbarcando acqua (cioè continuiamo a guardare e pensare che c’è un problema)? Ci crucciamo su questo? Ci serve per affrontarlo? Mah… mi vien da pensare che il riconoscere che ci sia una difficoltà, una questione problematica, sia proprio importante per capire che cosa sta succedendo. Il fermarmi a constatare che c’è la difficoltà e star su questo forse non è cosi utile.

Il continuare ad agitarsi e muoversi in modo convulso forse ci espone a dei rischi ancor maggiori. Che ne pensi?

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Quindi stiamo vedendo che ci troviamo in una situazione inaspettata, difficile e di emergenza. Abbiamo realizzato qual è il problema e che soffermarci a guardarlo immobili non ci può aiutare, cosa ci interessa allora in questo momento? Mah… cosi su due piedi forse è importante trovare la causa e la sua entità per capire cosa e come possiamo intervenire. Cosa ne dici?

Prediamo lo scenario peggiore, è una falla irreparabile, quindi non possiamo farci nulla, l’acqua continuerà ad entrare fino a che la barca non affonderà. Analizzando il problema ci siamo accorti che però non sarà una cosa immediata, abbiamo del tempo. Cosa ce ne facciamo visto che non possiamo niente? Come lo usiamo?

Aggiungiamo che ci sono 10 persone 5 sanno nuotare e 5, compresi noi, non sanno nuotare.

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Ciascuno di noi ha ora la possibilità di trovare le proprie possibili soluzioni alternative, ne ha il tempo e poi ovviamente le potrà usare. Portare avanti le scelte e le strategie per fronteggiare l’emergenza sarà magari difficile e faticoso, ci sta, siamo in una situazione di emergenza. Nessuno dice che sia una passeggiata di salute. Certo che scoprire che posso farcela rispetto al pensiero iniziale “oddio è tutto finito”, mi sembra sia un altro paio di maniche.

Ci stiamo dicendo che le difficoltà fuori ci sono e ci sono per davvero e sono anche molto pesanti e difficili e che è “normale” sentirsi preoccupati, angosciati e tristi. Stiamo anche dicendo che tutti, prima o dopo, nella propria vita hanno avuto difficoltà più è meno grandi e possono aver sperimentato che quello che riteneva impossibile alla fine era solo un loro pensiero, perché sono riusciti a fronteggiarle e superarle.

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Guardandosi indietro possiamo dar valore a quello che abbiamo fatto e riconoscerci le capacità oppure pensare “eh va beh cosa vuoi che sia”…

Ricordiamoci prima di svalutare quello che siamo stati in grado di fare quanto in quel momento per noi era difficile e quanta fatica ci è costata, quanto eravamo preoccupati. Forse, se una cosa a noi è sembrata molto difficile e comunque l’abbiamo affrontata e superata, vuol dire che ci abbiamo messo molto impegno e risorse. Vi sembra il caso di sminuire?

Mi vien da dire che i primi che si mettono dei blocchi siamo noi, i nostri non posso.

Forse è proprio importante potersi ricordare dei momenti di difficoltà, proprio per vedere come li abbiamo superati, per riconoscere la nostra forza e le nostre possibilità.

E se qualcuno di noi non ce l’ha fatta in passato a superare le difficoltà, vuol dire necessariamente che non può, che non ha speranza, che non è capace?  Certo è un’eventualità che può succedere, ci mancherebbe, anzi immagino che sia capitato a tutti di non riuscire in una o più cose. E richiedo: vuol necessariamente dire che non posso, che non ce la faccio che non sono capace?

Mah a me vien da pensare che in quel momento con le risorse che sentivo di avere a disposizione e con quello che pensavo è il meglio che son riuscito a fare. Resta comunque la questione… non ci sono riuscito, quindi adesso perché dovrei riuscirci? Nessuno dice che devo riuscirci, diciamo che possiamo riuscirci e forse guardare a come mai non ci sono riuscito metterà in luce alcune possibili alternative più funzionali. Sbagliare, non riuscire, forse non serve per dirci che non siamo capaci, serve per dirci come poter fare diversamente per trovare la soluzione. L’errore mi insegna cosa non fare, quindi cosa fare di diverso, per arrivare dove voglio. E’ vero a volte non è cosi immediato il riconoscere cosa posso fare è vero anche che è un fatto che posso fare altro.

Edison: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”

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Solo alcuni spunti che forse possono essere utili:

Anche senza competenze specifiche, durante la nostra vita di sicuro abbiamo sviluppato competenze trasversali… per dire: anche uno che non sa nuotare può comunque galleggiare a pancia in su e fin da piccolo ha imparato a muovere braccia e gambe, che magari gli son sempre servite per camminare e prendere le cose dagli scaffali, bhe oggi magari gli potranno servire anche per altro.

Molte cose che abbiamo imparato, le abbiamo imparate da piccoli e anche da grandi guardando gli altri… per dire: se c’è qualcun altro, come noi, che non sa nuotare e ci vede stare tranquilli e metterci a pancia su e galleggiare… molto probabilmente lo farà anche lui, ci imiterà.

I bambini… i bambini forse sono proprio gli esseri che più di chiunque altro, se vedono la nostra tranquillità, solidità saranno i primi a stare tranquilli e seguirci, e poi teniamo presente che non siamo soli su quella barca.

Adesso usciamo dalla metafora e magari (ed è un augurio sincero) qualcuno davvero si è messo a pensare a delle possibili alternative per restare a galla e arrivare a riva.

Vi lascio con alcune modalità che possono essere utili per voi e anche per come poter interagire con i vostri bimbi. Sono prese dall’Associazione Italiana per l’EMDR.

COSA PUOI FARE RISPETTO A COME TI SENTI

  • Riconosci le tue reazioni emotive e le difficoltà che puoi avere
  • Non negare i tuoi sentimenti ma ricordati che è normale e tutti possiamo avere delle reazioni emotive a causa di un evento così inaspettato e tragico  
  • Monitora le tue reazioni fisiche ed emotive  
  • Ricordati che non sei solo, ma inserito in un sistema e in un’organizzazione che può sostenerti e aiutarti anche emotivamente e psicologicamente
  • Parla degli eventi critici può aiutarti a scaricare la tensione emotiva
  • Rispetta le reazioni emotive degli altri, anche quando sono completamente differenti e poco comprensibili per il tuo punto di vista
  • Cerca di mantenere i contatti anche con canali virtuali con persone della tua vita e ripristinare una routine quotidiana in qualche modo prevedibile
  • Chiedi aiuto a persone di fiducia scegliendo possibilmente chi ti trasmette un maggior senso di familiarità e di sicurezza
  • Prenditi dei tempi di recupero, ascolta i tuoi bisogni e prendi le distanze dall’evento o dalle attività ad esso correlate (dormire, riposarmi, pensare, piangere, stare con i cari ecc.)
  • Tutela il tuo equilibrio emotivo accedendo ai sistemi di supporto offerti.
  • Limita l’utilizzo dei media a un momento della giornata. Le persone esposte hanno il naturale bisogno di dare un significato all’accaduto e per questo passano molto tempo a ricercare notizie, occorre però proteggersi dall’eccessiva esposizione.
  • Privilegia come fonti di informazioni soprattutto i canali ufficiali come il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità
  • Seguire le norme igieniche consigliate dal Ministero della Salute o Ricorda che un atteggiamento positivo aiuta te e la collettività

COSA FARE CON I BAMBINI

Non c’è un modo giusto o sbagliato di sentire o di esprimere il dolore e la preoccupazione. In momenti di pericolo, i bambini hanno bisogno di ricorrere alle figure di riferimento ma, quando anche queste sono esposte allo stesso evento, i bambini potrebbero perdere sicurezza in qualcuno che fornisca loro rassicurazione.

E’ importantissimo che gli adulti possano trovare uno spazio psicologico di aiuto per fronteggiare le proprie normali reazioni da stress e restituire ai figli la sicurezza emotiva necessaria. In caso di esposizione a un evento drammatico, i bambini esprimono i loro sentimenti in maniera differente rispetto agli adulti e in forme diverse anche tra di loro, soprattutto in base all’età e allo stadio di sviluppo. I bambini soffrono un po’ alla volta: non mantengono la stessa intensità emozionale per periodi lunghi. Possono manifestare reazioni emotive e comportamentali più discontinue e intermittenti. Ad esempio, possono avere forti crisi di pianto o rabbia e poco dopo sembrare non coinvolti nel dolore al punto da apparire indifferenti. La percezione degli adulti di riferimento potrebbe essere “stanno giocando come prima, hanno superato tutto”. Spesso, a intermittenza, i bambini possono entrare pienamente nel gioco per poi avere altre finestre di dolore aperte (incubi notturni, paure improvvise, ecc.).

  • Dire la verità attenendosi ai fatti. Non cercare di far finta che l’evento non sia accaduto, né cercare di banalizzarlo. I bambini sono osservatori attenti e si preoccuperanno di più se percepiranno incongruenze Non alleggerire, né fare congetture su ciò che è accaduto e su ciò che sarebbe potuto accadere. Non dilungarsi sulla dimensione o sulla portata dell’incidente, in particolare con i bambini piccoli
  • Usare parole semplici e adatte all’età, non sovraesporli a dettagli traumatici e lasciare molto spazio alle domande. Se si è in difficoltà su una domanda si può prendere tempo dicendo: “La mamma non lo sa, si informa e appena avrà informazioni più accurate ti dirà tutto per bene, ok?”
  • Illustrare ai bambini che si trovano ora al sicuro e che anche gli altri adulti importanti della loro vita lo sono. Avere presente le informazioni che si devono dare, sempre attenendosi alla realtà e alla verità dei fatti
  • Ricordare che ci sono persone fidate che si stanno occupando di risolvere le conseguenze dell’evento e stanno lavorando per assicurare che non avvengano ulteriori problemi di questo genere (“Hai visto quanti dottori stanno intervenendo? Sono tutte persone bravissime che sanno aiutare i grandi e i bambini ancora in difficoltà”) o Dimostrare un atteggiamento di disponibilità, vicinanza fisica cercando di parlare con voce rassicurante
  • Far sapere ai bambini che sentirsi sconvolti, avere paura o essere preoccupati è normale. Spiegare che tutti i sentimenti vanno bene (normalizzazione e validazione delle reazioni)
  • Non negare loro i propri sentimenti, spiegare che è normale che anche gli adulti abbiano delle reazioni emotive dopo un evento così inaspettato e che tutte le reazioni sono normali e gestibili. A creare disagio non è l’espressione delle emozioni, bensì la loro soppressione. In questo modo i bambini avranno un modello di riferimento, impareranno che possono fidarsi di voi è che potranno comunicarvi i loro stati emotivi
  • Lasciare parlare i bambini dei loro sentimenti e rassicurarli che, anche se è tutto molto brutto, insieme le cose si possono affrontare. In questo modo per voi sarà più facile monitorare lo stato d’animo in cui si trovano e aiutarli in maniera più appropriata.
  • Se il bambino ha crisi di rabbia, esprimere a parole dei motivi della rabbia può aiutarlo ad acquisire un maggior controllo imparando a regolarla (“Sei arrabbiato? Lo sai che anche la mamma è molto arrabbiata?”)
  • Se il bambino manifesta sensi di colpa, è importante rassicurarlo sulla sua completa estraneità agli eventi (“Non è colpa tua se…”)
  • Non usate frasi come: “So come ti senti”; “Poteva andare peggio”; “Non ci pensare”; “Sarai più forte grazie a questo”. Queste espressioni che tutti noi adulti utilizziamo per rassicurarci e rassicurare possono ostacolare la manifestazione delle emozioni e dei vissuti dolorosi conseguenti ad un evento catastrofico
  • Non agite come se nulla stesse accadendo. Il ritorno alla routine è importante perché rassicurante. Meglio non fare troppi regali o attività extra, il ritorno alle proprie abitudini è quanto di più naturale e sano si possa fare, finché questo non avverrà occorre rassicurare e mantenere per quanto possibile la routine familiare.
  • Non lasciate i bambini da soli davanti alla TV o alla radio. Le persone esposte hanno il naturale bisogno di dare un significato all’accaduto e per questo passano molto tempo a ricercare notizie in TV, internet e radio. È importante che i bambini non siano mai lasciati soli nei momenti in cui si vedono trasmissioni che riguardano l’evento. Non negare la possibilità di vedere le notizie, scegliere un momento durante il giorno o dieci minuti per consultare insieme (selezionando prima le notizie), stare accanto e spiegare esattamente cosa stanno ascoltando e le immagini. Concentrare l’attenzione sui dettagli più rassicuranti (ad esempio i medici che stanno aiutando) e dare, in seguito, tutto il tempo necessario affinché il bambino possa fare domande.

Se le reazioni faticassero a rientrare e non notate un miglioramento è utile rivolgersi a professionisti preparati che possono aiutarvi a fronteggiare al meglio lo stress dei vostri bambini.